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  1. IVA

Reverse charge - Cos'è il reverse charge?

Il reverse charge consiste nel trasferire il dovere del pagamento dell'IVA al cliente che si occupa del trasferimento dell'ammontare alle casse dello Stato.

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Il reverse charge o inversione contabile è una deviazione alla normale contribuzione dell'IVA che prevede che sia il committente del servizio a pagare l'IVA in luogo del fornitore.

Come funziona il reverse charge?

Solitamente in una transazione tra due soggetti ai fini IVA il fornitore applica l'aliquota in fattura addebitandone il pagamento al cliente e successivamente contribuendo la somma allo Stato.

Tuttavia, questo procedimento lascia spazio e possibilità ad evasione fiscale da parte dei soggetti commissionati che trattengono l'ammontare dell'imposta.

Al fine di contrastare questo fenomeno di evasione, viene applicata la procedura del reverse charge che trasferisce sul cliente l'obbligo di versare l'IVA.

Fatture e registrazione contabile con il reverse charge

Sul piano pratico l'uso del reverse charge prescrive che chi emette la fattura non deve applicare l'aliquota relativa alla transazione ma riportando la dicitura "inversione contabile".

Chi riceve il documento fiscale, invece, deve integrarlo con l'ammontare IVA e conservarlo sia nel registro IVA delle fatture create che i quello degli acquisti così che l'operazione risulti neutra.

Soggetti interessati

Il metodo del reverse charge (inversione contabile) non si applica in tutti i settori e per tutti gli individui ma solo per:

  • il settore edile in relazioni con appaltatore e subappaltatori le cui attività siano inquadrate nella sezione F della tabella di classificazione ATECOFIN 2004.
  • per cessioni di fabbricati o parte di essi dove espressamente richiesto dal titolare
  • nel settore della telefonia
  • per cessioni di computer portatili ed eventuali pezzi o accessori
  • per beni estratti da cave o miniere

A queste categorie se ne aggiungono di nuove come previsto dalla legge di Stabilità 2015:

  • servizi di pulizia, installazione di impianti, demolizione o completamento di edifici
  • per emissione di gas serra o altre sostanze previa autorizzazione dell'Unione Europea
  • trasferimenti di gas e energia ad un soggetto rivenditore entro i confini nazionali
  • transazioni con discount, supermercati e ipermercati
  • per la grande distribuzione solo nei termini e per le operazioni ammesse e approvate dall'Unione Europea
  • per concessione di pallet

Reverse charge e regime dei minimi

Ai professionisti aderenti al regime dei minimi non è richiesta l'applicazione dell'IVA nelle fatture e per questo non viene applicato il reverse charge.

Se però il contribuente minimo richiede la prestazione, è tenuto a integrare la fattura con l'ammontare IVA di pertinenza e a versarlo all'Erario entro il 16 del mese successivo.

Operazioni escluse dal reverse charge

Il reverse charge non viene applicato quando:

  • non esiste una vera relazione appaltatore-subappaltatore ma un soggetto viene incaricato di portare a termine il lavoro
  • i soggetti passivi non hanno un numero di partita IVA
  • si verifica il caso di posa in opera ovvero quando il servizio prestato non è preponderante ma è in secondo piano rispetto allo scambio di beni.

Cosa succede se non viene applicato il reverse charge?

Se l'operazione non viene regolarmente registrata come previsto dalla regola del reverse charge, le parti coinvolte nella transazione sono responsabili del pagamento di una ammenda.

Questa può essere pari al valore dell'IVA da contribuire o al doppio di questa per violazioni gravi come il fatto che l'imposta non sia stata contribuita o che sia stata ingiustamente trattenuta dal fornitore.

Si applica invece il 3% dell'ammontare IVA se è stata versata una somma inferiore a quella dovuta.


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